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maredentro
28 giugno 2007
Ecco il mio bimbo









permalink | inviato da maredentro il 28/6/2007 alle 15:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
28 giugno 2007
Parlando di Lui..
"Ma quanto è alto Lui?"
"beh 1,73 circa"
"ah beh allora non è proprio basso"
"e che credevi? Non ha il cuore troppo vicino al buco del culo"





permalink | inviato da maredentro il 28/6/2007 alle 12:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
8 giugno 2007
Confessioni [Il mio primo amore]


Rinnegai per amor suo
l'intimo mio timor di Dio
ma nella stanza allora c'ero solo io...
[cit]





permalink | inviato da maredentro il 8/6/2007 alle 14:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
6 giugno 2007
Tasche vuote
   Non è possibile. Anche quest'anno la scuola è finita.
  E io mi trovo semidisoccupata. Sottoccupata.
  Squattrinata. Ma questa oramai è una costante. 
  I mesi passano e i mesi che separano dalla fine del
 contratto diminuiscono. Ma io cammino diritta sul mio
binario sperando di non scivolare.

 Il mio stipendio n.1 di maggio deve ancora arrivare

 Il mio stipendio n.2 di marzo-aprile-maggio chissà forse
arriverà forse no. E' ritardatario come è stato il 53 su Venezia.
Tutti lo aspettano ma lui non si fa vivo.

Il mio stipendio n.3 si chiama gloria e non è spendibile ovunque
come Mastercard.

Peccato che le spese che ho da fare siano inversamente proporzionali
alla mia disponibilità economica




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3 giugno 2007
Un ritorno.
Torno dopo mesi di assenza. 4 per l'esattezza. Sarebbero pochi se non fosse che separano il passato dal presente.
Ho lasciato il blog con una vita da studentessa universitaria e un passato più o meno burrascoso e lo riprendo con
un'esistenza da saltimbanco e una nuova università. Con un occhio critico verso il mio passato e un amore maturo.
 Mi ritrovo a lottare per arrivare a fine mese con uno stipendio decente, che poi decente non è mai, nemmeno per i
canoni di una società di precari, mi trovo a essere un incrocio tra saltimbanco e educatore. A metà fra l'insegnamento
e l'artista di strada.
 Per la prima volta scopro una manualità che ho sempre considerato straniera, costruisco sabbia col sale, invento personaggi
con i guanti da cucina, disegno cartoni animati con le etichette da ufficio, animali coi cartoni della pizza, gioco con la fantasia
e torno all'infanzia. Perduta nei mille colori dell'immaginazione. Perduta negli occhi dei bambini che non mi erano mai apparsi
così grandi e profondi.
 Ritrovo nel mio lavoro quel che la società di oggi mi ha fatto perdere, la speranza.
 




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Curiosità
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Tutta quella citta', non se ne vedeva la fine...
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine? E il rumore.
Su quella maledettissima scaletta... era molto bello, tutto...
e io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone,
e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c'era
problema. Col mio cappello blu, primo gradino, secondo gradino
Non e' quel che vidi che mi fermo. E' quello che non vidi.
Puoi capirlo fratello? E' quel che non vidi ...
lo cercai ma non c'era, in tutta quella sterminata
 citta c'era tutto tranne...
c'era tutto ma non c'era una fine. Quel che non vidi e' dove finiva
 tutto quello, la fine del mondo.
Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono.
Tu sai che sono 88, su questo nessuno puo' fregarti. Non sono
infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita e' la musica che
puoi suonare. Loro sono 88, tu sei infinito. Questo a me piace.
Questo lo si puo' vivere. Ma se tu, ma se io salgo su quella scaletta,
e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e
miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa e' la verita', che non
 finiscono mai e quella tastiera e' infinita...
Se quella tastiera e' infinita, allora su quella tastiera non c'e' musica
che puoi suonare. Tu sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello e'
il pianoforte su cui suona Dio. Cristo, ma le vedevi le strade?
Anche solo le strade. Ce n'e' a migliaia, come fate voi laggiu'
a sceglierne una, a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra,
un paesaggio da guardare, un modo di morire.
Tutto quel mondo, quel mondo addosso che nemmeno sai dove
finisce e quanto ce n'e'. Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi
solo a pensarla, quell'enormita', solo a pensarla? A viverla...
Io sono nato
su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila per volta.
E di desideri ce n'erano anche qui, ma non piu' di quelli che ci potevano
stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicita', su una tastiera
che non era infinita. Io ho imparato cosi'.
La terra, quella e' una nave troppo grande per me. E' un viaggio
troppo lungo. E' una donna troppo bella. E' un profumo troppo forte. E' una
musica che non so suonare. Perdonatemi, ma io non scendero'.
Lasciatemi tornare indietro, per favore.




Mediterraneo

Se sarai fedele a lui, lui ti accompagnerà,
lungo il corso della tua vita, tra penisole e città,
tra la gioia e la sconfitta, la vittoria ed il dolore
il tuo corpo avrà il suo fascino la tua pelle porterà il suo odore,
e su da Tangheri, a Gibilterra, tra i continenti, il mare,
e l'Atlantico, falso ed immobile, si sogna di rubare
e quante storie celano i porti, dietro alle case bianche,
di pescatori, di fibra dura,
quasi in odore d'Oriente, quasi in odore d'Oriente...






E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent\' anni portati così,
come si porta un maglione sformato su un paio di jeans;
come si sente la voglia di vivere
che scoppia un giorno e non spieghi il perchè:
un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos'è.

Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani,
giorni a chiedersi tutto cos\' era, vedersi ogni sera;
ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale,
ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il tintinnare del tuo buonumore,
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.

Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova,
era tanto potere parlarci, giocare a guardarci,
tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino,
religione del tirare tardi e aspettare mattino;
e una notte lasciasti portarti via, solo la nebbia e noi due in sentinella, 
la città addormentata non era mai stata così tanto bella.

Era facile vivere allora ogni ora,
chitarre e lampi di storie fugaci, di amori rapaci,
e ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell'epoca nuova,
ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova.
Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo,
ci sembrava d'avere trovato la chiave segreta del mondo.

Non fu facile volersi bene, restare assieme
o pensare d'avere un domani e stare lontani;
tutti e due a domandarsi: "Con chi sarà?" In ogni cosa un pensiero costante, 
un pensiero lucente e durissimo come il diamante
e di notte lasciarci portare via da un' emozione non piena, non colta: 
rivedersi era come rinascere ancora una volta.

Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione, 
e il peccato fu creder speciale una storia normale.
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,
sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa;
siamo solo due foglie aggrappate ad un ramo in attesa. 

"The triangle tingles and the trumpet plays slow"...

Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d'estate
con qualcosa di fragile come le storie passate:
forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me...








IL CANNOCCHIALE